Uno ha iniziato a fare reati per mandare i soldi alla famiglia, l'altro perché si sentiva emarginato. Uno è un minore straniero solo, l'altro italiano, del Nord. Sono due dei 24 ragazzi presenti nel carcere di Rovigo, ultimo arrivato tra gli istituti penali minorili italiani, il diciannovesimo. Aperto a febbraio e pienamente operativo da marzo, è stato realizzato per sostituire il carcere minorile di Treviso, chiuso tra le polemiche legate a sovraffollamento e condizioni detentive. All'inizio l'istituto non è stato accolto bene dalla comunità locale, ora «si trova in una fase di rodaggio», sottolinea la direttrice Roberta Ghidelli. Al momento gli agenti sono 55 e gli educatori solo 4, ma a regime saliranno a 9. «Il carcere è ideato in modo tale che la vita si svolga fuori dalla sezione, ciò diminuisce le criticità», spiega la comandante Maria Grazia Grassi. Tra le attività c'è un laboratorio rap, dove, tra barre e beat, i ragazzi si raccontano.